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Gramsci ti guarda e ti giudica

Qualcuno molto soddisfatto di sé ha condiviso sui social un titolo: “Odio gli indifferenti” e tipicamente lo ha fatto accompagnare dal seguente estratto dell’articolo apparso sul giornale Città Futura (febbraio 1917):


Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che ‘vivere vuol dire essere partigiani’. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. 


Queste sono parole molto belle di Gramsci. Sfortunatamente l’intero articolo ha un intento molto diverso dall’utente medio dei social. Auto-attribuirsi la qualifica di non-indifferenti e darlo agli altri, come una qualche presunta superiorità morale è un po’ l’opposto del senso dell’articolo. 


La tesi principale dell’articolo è che tipicamente il cittadino medio percepisce la Storia come calata dall’alto. Gli avvenimenti politici sono parificati ad eventi naturali, che spesso prendono il nome di catastrofi naturali. Non si rende conto che molte cose accadono già sotto il suo naso e da molto tempo e per questo dovrebbe fare un esame di coscienza.


“Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa.”


Se avete già sentito anche questa affermazione di Gramsci sappiate che è scritta poche righe dopo la suddetta sull’odio degli indifferenti. Con un fare un po’ provocatorio chi la pubblica invita un certo uditorio a rispondere: “Anche questa frase di Gramsci è complottismo?”Ma per il suo tempo Gramsci intendeva più che altro la conoscenza che avviene tramite la partecipazione politica, la rinuncia ad essere “solamente uomini” per essere “veri cittadini” e vivere realmente.


Se si partecipa, si cerca di far valere la propria volontà e si cerca di fare il proprio dovere di cittadino ecco che alcuni eventi politici potevano evitarsi. Abbandonare il fatalismo illusorio di chi ha passato il tempo fino a quel momento a non occuparsene in modo indifferente. La Storia non è fatalismo ineluttabile ma è fatta di persone reali, di piccoli gruppi attivi che perseguono, forse anche in segreto, le loro ambizioni e passioni personali contro la massa inerme.


Chi pretende di non c’entrare nulla, di non esserne responsabile, che anzi ad esserlo pensa siano gli altri è ciò che suscita l’odio di Gramsci nel loro “piagnisteo di eterni innocenti”. Questa eterna innocenza mi sembra proprio di vederla in chi si auto-considera un partigiano attivo e preferisce dare la colpa agli altri, agli indifferenti, che non sono lui. Quello che vorrebbe Gramsci invece è che ci chiedessimo cosa abbiamo fatto di concreto, se per caso siamo proprio noi gli indifferenti. Se siamo noi che abbiamo lasciato che gli eventi precipitassero rimanendo fermi mentre già tutto era in movimento perché accadessero. Quelle situazioni che dovevano risolversi sul nascere ma che succedono perché “si abdica alla volontà, si lascia fare, si raggruppano nodi che solo la spada può tagliare, si promulgano leggi che solo la rivolta farà abrogare”. L’odio degli indifferenti è odio in chi non solo non ha agito ma crede di non aver nessuna responsabilità. Al massimo si ammette che qualcuno pensi a delle soluzioni, ma sono spesso curiosità intellettuali che rimangono su carta, non il senso pungente di responsabilità che ci obbliga a rimanere attivi e partecipi della vita politica. 

Ci deresponsabilizziamo molto rapidamente scrivendo che gli indifferenti sono gli altri e non siamo noi.


Interessante poi la contrapposizione tra la percezione degli eventi politici come imprevedibili eventi naturali o come frutto della mano umana, e come tale, possibile di essere cambiata, modificata. Eventi politici ed anche economici, aggiungerei io. È forse questa percezione, spesso inconscia, a determinare queste due tipologie di cittadini, chi si attiva e chi si disinteressa. Quale fattore politico il cittadino percepisce come modificabile di proprio pugno o col pugno di pochi come lui? ma è materiale per un altro articolo. Un altro articolo perché dopotutto la partecipazione e l’attivismo politici seguono regole diverse da un secolo fa.


Autore sconosciuto - http://eserver.org/, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2002037
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