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Le ragioni di una scelta dolorosa


Cosa ha potuto spingere una persona come il sottoscritto, con un passato ideologicamente di sinistra, che ha dedicato una parte importante della propria vita, oltre a studiare e lavorare, per lungo tempo in parallelo, a fare politica, da sindacalista e anche da amministratore locale, a decidere di fermarsi un attimo a riflettere dopo aver constatato che tutte quelle battaglie, quelle lotte, quell’impegno, che ne hanno limitato tempi di vita, carriera professionale, e livelli di reddito, e causato anche costi familiari, non hanno prodotto a livello sia politico che sindacale, quell’auspicato miglioramento tangibile delle condizioni materiali e spirituali di vita e di lavoro dei ceti subalterni che quella stessa ideologia mirava ad ottenere ?

Cosa è potuto accadere di così importante nella realtà vissuta se uno come me, antesignano e parte attiva, nella propria realtà territoriale, del progetto di fondazione del Partito Democratico dopo le esperienze nel gruppo de il Manifesto, poi PduP per il Comunismo e Democrazia Proletaria, quindi nel PCI – PDS – DS con l’approdo convinto nel PD, ha deciso tra il 2010 e il 2013 di chiudere quell’esperienza , tagliando progressivamente e senza rimpianto alcuno con quell’approdo che mi era parso nel tempo la risposta più adeguata alla crisi che percepivo da anni lenta ma inesorabile della democrazia nel nostro Paese e al contestuale processo di degrado sociale accompagnati dalla crescente percezione della perdita reale dei diritti così duramente conquistati fino a qualche decennio prima ? Accorgendomi amaramente che tutto quell’impianto culturale e politico, la gran parte dei personaggi che l’avevano incarnato, e ai quali avevo concesso carta bianca nel guidarmi verso un futuro di progresso sociale avevano tradito le mie aspettative e rapinato la mia fiducia ?

Cosa ha prodotto negli ultimi decenni questa cappa di insoddisfazione, di progressivo immiserimento e precarizzazione proprio in quei ceti sociali che quelle battaglie e lotte costate anni e anni di sacrifici e anche di sangue, per non poter dimenticare tutto quel che ha significato tra gli anni 60 e 80 del secolo scorso le battaglie sindacali, gli scioperi, le occupazioni delle fabbriche, le lotte per la salute in fabbrica, contro la disoccupazione, per l’universalità del servizio sanitario nazionale, per una casa dignitosa per tutti, per un ambiente pulito, per un’urbanistica funzionale agli interessi dei ceti popolari e coerente con l’obiettivo di garantire la memoria dei luoghi e delle persone e le lotte contro lo stragismo di Stato, i tentativi di golpe , il contrasto al terrorismo nero e rosso, le battaglie civili per l’emancipazione delle donne, e quelle contro l’inquinamento ambientale e le tentazioni nucleariste ?

E perché ho deciso di stravolgere il paradigma culturale con cui leggevo la realtà attorno a me ?

Ebbene le prime avvisaglie prima di confusione e poi di crescente dispetto giungono al momento dello scoppio della crisi finanziaria che nel 2008 portò al fallimento della banca privata Lehman Brothers , quando dalla mia stessa parte non veniva data particolare attenzione al problema che si sarebbe poi dimostrato esplosivo della deregolamentazione del settore finanziario avviata da Reagan nei primi anni 80 e proseguita con tutti gli altri successivi presidenti USA, sia repubblicani che democratici, e in questo quadro con la mancanza di controlli della politica e degli Stati su tutta la filiera dei prodotti finanziari. E’ in quel momento che mentre sentivo dire a radio e tv, a giornali e commentatori politici, a leader di sinistra e di destra che il problema da risolvere e che impediva alla nostra economia di rispondere ai bisogni dei cittadini e dei lavoratori, era quell’immane colpa determinata dal Debito Pubblico, non visto come ricchezza dei cittadini ma come peso insopportabile per le future generazioni, obbligando i nostri governi a effettuare tagli ai bilanci dello Stato, tagli ai bilanci dei Comuni, e tagli a tutti i servizi essenziali e quindi come conseguenza all’allungamento dell’età lavorativa, alla riduzione progressiva dei salari, alla necessità di precarizzare il lavoro, cosa che ci veniva raccontata ormai univocamente a sinistra e a destra con l’idea che “noi, avevamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, il peso del debito pubblico che dovevamo pagare a fantomatici creditori che poi non erano altro che i famosi Mercati finanziari, composti da banche private, speculatori finanziari, ricchi proprietari di patrimoni, multinazionali esentasse.

E ci veniva raccontata anche l’idea che il problema fosse solo la eccessiva corruzione esistente in Italia, la troppa evasione fiscale di piccoli commercianti e furbetti del doppio lavoro. In realtà le ragioni dell’esplosione del debito pubblico italiano sono state sostanzialmente: il divorzio tra Banca d’Italia e ministero del Tesoro nel 1981, l’ingresso dell’Italia nello SME ( anticipazione della futura UE ) e attraverso queste alla fine della possibilità per lo Stato italiano di governare l’emissione del denaro per finanziare la spesa pubblica. Tale decisione venne presa tra il Ministro del Tesoro dell’epoca il DC Beniamino Andreatta e il Governatore di BankItalia Carlo Azeglio Ciampi, senza passare per una approvazione di Camera e Senato, e quindi senza che fosse avvenuto alcun passaggio parlamentare. Passarono anni, ma su quel vero e proprio golpe amministrativo e politico in pochi si occuparono. Fu poi silenziato il tutto con il concentrarsi della dinamica politica pubblica sulla corruzione nel sistema che sfociò più tardi con l’avvento di Mani Pulite . La risposta del potere reale che era stato capace di affossare la sovranità del Paese, permise l’esplosione del berlusconismo che indussero tutti a sinistra costretti a volare impazziti alla stregua di falene attorno alla luce affascinante di un lampione di strada, e mentre ci attardavamo a rincorrere le carnevalate berlusconiane, e allo stesso tempo si approfondiva lo sfilamento silenzioso della nostra Costituzione, la democrazia e la politica sotto la regia delle elites finanziarie europee e tramite i tecno burocrati, tra cui uno dei più determinanti era Mario Draghi , con la diretta entusiasta complicità dei leader del centrosinistra italiano a cui avevo affidato, inconsapevole, e ignorante, il mio futuro e quello dei miei figli e nipoti.

Naturalmente cominciavo da tempo a diffidare di quanto mi veniva propinato come inevitabile e inconfutabile.

Andato in pensione, e quindi più libero del mio tempo di vita, cominciai a voler capire di più su tutta questa faccenda. Ero iscritto al PD, ma cresceva in me un pensiero critico, un dissidio tra quel che sapevo e quel che percepivo , tra la narrazione dominante e le sensazioni contraddittorie che vivevo e le notizie che sempre più cominciavo fluentemente a raccogliere.

La resistibile ascesa del renzismo ha fatto il resto, con l’attacco diretto alla Costituzione, come la insopportabile retorica austeritaria del “ce lo chiede l’Europa”. E la crescita esponenziale dei sacrifici, dei tagli, dell’azzeramento dei diritti del lavoro, il precariato dei giovani, la politica sindacale di concertazione, il Pacchetto Treu, la Legge Biagi, il Jobs Act, l’abolizione dell’Art.18, i tagli al sistema sanitario, la mancanza di adeguate politiche della casa.

Qualcosa non funzionava nel racconto che mi veniva fornito dal PD e dalla sinistra di governo, dai giornali di riferimento, dai commentatori nei talk show televisivi, dai libri che leggevo. Mi risultava sempre più incongruo l’affidamento a politiche austeritarie imposteci dalla UE con l’idea che solo così si potesse uscire dalla crisi e riavviare il processo di crescita economica. Crescita che veniva di volta in volta, da governo a governo , da centrodestra a centrosinistra, spostata in avanti e mai realizzata, mentre i sacrifici ci venivano richiesti con rapida applicazione sulle nostre condizioni materiali di vita. Ritenevo non accettabile sia la colpevolizzazione su noi tutti cittadini e lavoratori italiani di quanto era successo in precedenza come se il fatto di avere salari un po’ più dignitosi che negli anni ’50, o la possibilità di acquistare la propria casa o una propria automobile fosse stata una colpa, e non una conquista di dure lotte. E non riuscivo a capire perché mai la spesa pubblica, cioè il denaro per poter costruire case popolari, ospedali efficienti, avere cure dignitose per tutti, pensioni e salari dignitosi, e soprattutto piena occupazione, insomma tutto ciò che serve al benessere e alla qualità della vita dei lavoratori e dei cittadini e non solo per i ricchi benestanti fosse una colpa.

E poi perché se c’era un debito chi dovevano essere i creditori ?

A questo punto non ho potuto fermare il desiderio di comprendere qualcosa di più. Cercare la strada interrotta verso la salvezza della democrazia , che mi ero illuso di aver trovato nella costruzione del PD, e la riconquista della Costituzione nel suo progetto attuativo interrotto dalla sostituzione di questa con dei trattati sovranazionali i cui principi ho scoperto con estremo ritardo essere apertamente contrastanti con quelli costituzionali. Eppure ero tra coloro che la politica la avevano fatta, se ne interessavano da decenni, da sempre si può ben dire, non credevo di essere uno sprovveduto, avevo fatto fino a quel momento ricche e buone letture. I classici e poi tanta saggistica, molti giornali, alcune riviste non propriamente popolari,come Micromega, seguivo i talk show, frequentavo convegni e avevo riunioni tra amministratori locali e leader politici.

Fu però in occasione della battaglia contro la proposta referendaria di Renzi per la modifica di alcune parti della Costituzione che cominciai a comprendere di più proprio a partire dalla già avvenuta deformazione costituzionale avvenuta nel 2012 con l’introduzione del Fiscal Compact , cioè della fine della nostra indipendenza nazionale e quindi della nostra democrazia parlamentare affidata a entità sovranazionali come la Commissione Europea, che non aveva alcun legame con le indicazioni elettorali del Parlamento Europeo, e soprattutto la BCE guidata, guarda caso da un italiano come Mario Draghi, e cominciai a capire chi fosse quel personaggio, da dove veniva, che storia aveva, e aprii lentamente gli occhi sul potere delle banche commerciali private, sulle privatizzazioni che erano state fatte e gestite da personaggi che mi erano vicini come Prodi, Ciampi, D’Alema, Amato, Bersani, Fassino, rilessi i documenti dell’ultimo congresso dei DS nel 2007 che avviò la fase di nascita del PD, e trovai già lì molte contraddizioni, e molte furbate acchiappagonzi , come una che mi risultò particolarmente odiosa come quella di Fassino, allora Segretario dei DS, che in un passaggio affermava “ noi non arrotoleremo le nostre bandiere”. Quelle bandiere furono non solo arrotolate, ma erano già state sotterrate ignominiosamente già da molti anni. Poi analizzai il mio ruolo nel sindacato, nella mia vita ne sono stato militante e funzionario e pure dirigente, e compresi come molte delle mie illusioni sul suo ruolo di difesa degli interessi dei ceti subalterni, si scontravano con la realtà di una struttura ormai nel tempo, più ancorata al ruolo autoreferenziale di promotore e gestore di servizi che di organizzatore politico delle classi subalterne. E sempre più legato a progetti civilistici neoliberali ( libertà individuali ) che a salvaguardia di diritti sociali di classe ( lavoro, salari, welfare ), cosa che dovrebbe essere prevalente nel ruolo di una qualsiasi organizzazione sindacale che voglia essere coerente con la propria ragione sociale.

A fronte di una crescita esponenziale dei bisogni sociali, sinistra e sindacato arretravano su posizioni neoliberali e politicamente corrette.

E da qui cominciai a farmi delle domande che rimanevano senza risposte e non potei che ammettere di dover riprendere a studiare, per capire meglio e di più cosa fosse accaduto nella realtà che mi illudevo di conoscere e mi furono utili, dopo tanto tempo alcuni appunti presi anni addietro in quei periodici momenti di formazione aziendale che ci venivano programmati ma che poi non venivano mai applicati alla realtà aziendale vera e propria e buoni solo, in prevalenza, a finanziare qualche sito di formazione aziendale.. Rilessi ed approfondii i processi mentali di “pensiero laterale”, ristudiai recuperandoli dalla mia cantina alcuni testi di economia politica che avevo avuto modo di studiare nei corsi 150 ore per lavoratori che io stesso con altri compagni del sindacato ( la FLM ) nei lontani anni ’70 organizzavo in Zona Romana a Milano dove lavoravo ed ero membro del Consiglio di Fabbrica della Varta e membro del Direttivo di Zona della FIOM-CGIL col compito di seguire e formare i delegati delle piccole e medie fabbriche di quella Zona sindacale. Frequentai convegni di politica economica, lessi libri e guardai video non abituali nel mainstream della sinistra giornalistica e televisiva, e soprattutto, rilessi tanti documenti del periodo tra la fine degli anni ’80 e gli anni 2000, approfondii i Trattati UE, e li confrontai con la Costituzione, capii come dopo il divorzio tra Bankitalia e Ministero del Tesoro del 1981 voluto dall’allora ministro Andreatta noi perdemmo un pezzo decisivo, forse uno dei più importanti, della nostra indipendenza nazionale, il tutto con l’accordo dei gruppi dirigenti di tanta parte della sinistra politica d’allora. Lessi gli interventi delle poche voci di sinistra contrarie come il profetico intervento in Parlamento di Lucio Magri ,a cui sono sempre stato affezionato politicamente, per Rifondazione Comunista contrario alla firma dei Trattati UE di Maastricht.

Un processo di revisione culturale interiore non facile, doloroso, talvolta contraddittorio, ma che con la maggiore conoscenza e lo studio mi ha avvicinato alle Teoria Monetaria Moderna ( MMT ), allo studio dei processi macroeconomici, al ruolo della Banca Centrale in uno Stato libero e indipendente, sulla sovranità monetaria senza la quale uno Stato è costretto ad essere colonizzato da economie più forti, emettitrici della moneta di corso legale e con cui si pagano le tasse. E soprattutto perché con una Banca Centrale al servizio e sotto il potere del governo, uno Stato non può mai fallire, perché il denaro si crea dal nulla, e la spesa pubblica è la ricchezza dei cittadini privati e non la colpa da espiare.

Dopo aver scoperto queste semplici verità, partii col farmi molte altre domande a cui trovare risposte credibili, sapendo che se noi non ci occupiamo di economia, l’economia, comunque si occupa di noi.

E che per comprendere la realtà avrei dovuto dare risposte chiare a quelle domande.

Venne cioè il momento di sapere:

Cos’è la moneta ?

Perché paghiamo le tasse ? E a cosa servono le tasse ?

Cos’è lo Spread di cui tanto si parla in tv ma solo in certi momenti, magari vicino alle elezioni ?

Cos’è e come è nato il Debito Pubblico ?

Il Debito pubblico è davvero un problema ?

Chi ha creato il debito pubblico e quali sono i creditori di quel debito ?

Il debito pubblico è colpa nostra o della corruzione e dell’evasione fiscale ?

E’ possibile estinguerlo ?

Chi ha il debito pubblico più alto del mondo e chi il debito più basso ?

E’ vero che il debito di uno Stato è il debito dei suoi cittadini ?

E’ vero che l’Euro ha protetto e protegge la nostra economia ?

Perché la disoccupazione è così alta in Italia?

Riusciremo a trovare lavoro per tutti i disoccupati ?

L’immigrazione oggi è una risorsa o un problema?

Gli immigrati è vero che servono a pagarci le nostre pensioni ?

E’ vero che Mario Monti a salvato l’Italia nel 2012 e che ha permesso la riduzione del debito pubblico ?

I tagli alla spesa pubblica ( sanità, scuola, casa, trasporti, cultura, ricerca ) migliorano la situazione ?

Di chi sono i soldi che abbiamo in tasca ?

Le banche quando chiediamo un mutuo hanno tutti quei soldi nel loro caveau ?

Chi comanda davvero in Italia ?

Perché le banche falliscono ma poi i governi fanno di tutto per salvarle e trovano subito i soldi per farlo ?

Come e perché è scoppiata la crisi finanziaria e poi economica del 2008 ?

Cos’è la sovranità monetaria ? E cosa significa per uno Stato averla ? E per noi cittadini ?

A tutte queste domande serie occorreva dare risposte altrettanto serie.

E’ da quelle risposte che un intero impianto mentale, che mi aveva sorretto per decenni della mia vita, crollò miseramente e dolorosamente, e prese avvio quel processo di revisione culturale che mi ha portato a cambiare radicalmente il paradigma economico, politico, culturale e sentimentale che mi ha permesso di vedere la realtà con occhi diversi. Non per abiurare gli ideali che fanno parte della mia formazione, quelli della Sinistra, del Socialismo, dell’umanitarismo che stanno tutti dentro la Costituzione repubblicana e antifascista del 1948 che i nostri padri e madri costituenti ci hanno lasciato in meravigliosa eredità.

Non tutto quel che ho vissuto e fatto prima era sbagliato, lo stare dalla parte dei più deboli e difenderne al meglio gli interessi, come a difendere i miei, era e resta il principio guida, come la pietra miliare resta appunto la Costituzione, ma i presupposti su cui molte delle scelte avevo fatto, non erano affatto coerenti con quei principi fondamentali, anzi ne rappresentavano una innegabile contraddizione.

E’ da questa chiara presa d’atto che ho iniziato a percorrere una strada , certamente più difficile, lastricata anche di solitudine, e pure di incomprensioni da parte di gran parte del mondo che era stato con me sulla stessa parte della barricata, ed ho avuto l’opportunità di trovare nuove relazioni, nuovi e fecondi scambi intellettuali, nuove ragioni di impegno sociale e politico, innovando quel pensiero critico , che dovrebbe essere a fondamento di ogni buon difensore dei ceti popolari subalterni a qualsiasi potere, e che comunque mi ha sempre caratterizzato potendo orgogliosamente affermare di aver agito, in coerenza con quel pensiero, sempre secondo le mie convinzioni e non per ambizione di successo, di potere, di carriera o di denaro.

Certamente mi piacerebbe, e mi sarebbe piaciuto visto che da tempo ormai ho evidenziato pubblicamente queste mie riflessioni, che ci fosse, in nome dell’antica e importante amicizia, della storia comunemente vissuta, una maggiore attenzione e interesse alle ragioni che qui espongo, e che in altre precedenti occasioni ho avuto l’opportunità di affermare. Ma finora in pochi si sono apprestati a chiedermene conto, a voler capire cosa sia successo per farmi cambiare così radicalmente il mio pensiero. Ci si saluta, ci si tollera, ma non si va oltre, anzi esiste un disagio reciproco come a non volersi misurare, confrontare, a dispetto di quella un po’ ipocrita cultura politicamente corretta che accetta di capire e confrontarsi con le “ diversità “ purché siano coerenti o subalterne con la nostra o non mettano in discussione le nostre certezze acquisite. Si preferisce in tal modo silenziare per confutare piuttosto che confrontarsi per aprirsi a nuove logiche, verificandone le ipotesi, tanto più se queste vengono portate avanti da qualcuno cui ci unisce una intera storia.

Ai compagni, ancora pochi, di cui ricevo la stima oltre che l’amicizia, che oggi vivono con sofferenza o incredulità la situazione in cui versa l’intero movimento alternativo al dominio neoliberista, a chi ancora si fa domande sul perché siamo arrivati a questo punto in cui i diritti di chi lavora e le sorti sociali di chi vive nella parte più povera e precaria della società, sono state fatte oggetto di vera e propria distruzione, voglio fornire un’aggancio, una opportunità, un progetto per poter rimettere, assieme, il pendolo dalla parte giusta della storia.

“Il modello di società che vogliamo, per un’autentica democrazia sociale, economica e politica.

La colpa della disoccupazione non è dei disoccupati. La colpa della povertà non è dei poveri. Il debito di uno Stato non è una colpa dei cittadini, ma la ricchezza dei cittadini e delle future generazioni. La narrazione dell’espiazione è creata ad arte dall’austerità per indebolire la tua giusta voglia di riscatto.

Disoccupazione, diritti al ribasso e smantellamento dello stato sociale sono i risultati delle politiche di rigore che i killer sociali fanno approvare nei parlamenti. Con un mercato libero loro sono più forti e tu più debole.

In Europa è in corso una guerra tra due visioni della società e del futuro. Noi siamo dalla parte della piena occupazione, dell’intervento dello Stato e delle politiche economiche orientate all’interesse pubblico e alla felicità sociale.”

( da “ la CARTA DI MADRID che nasce a conclusione dell’evento MMT Disoccupazione 0% (Madrid, 25 Gennaio 2017). Un incontro tra mondo politico ed economico mondiale organizzato da Rete MMT Italia e Red MMT España )

Vitaliano Serra - febbraio 2022












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